Alessandro Frattini – Basso e Contrabbasso

Alessandro Frattini, meglio conosciuto con l’originale pseudonimo di Sandro, è nato in autunno, un bel pò di tempo fa, sotto l’influsso di stelle favorevoli e la protezione di tutte le Muse. Segno zodiacale: la chiave di basso. Attualmente lavora in banca, ma “per fare i soldi” suona.

A dodici anni gli viene regalata una chitarra, che lui osserva in silenzio per mesi senza riuscire a trarne alcun suono degno di essere chiamato tale. Da sempre portato allo studio, rifiuta caparbiamente il concetto che per imparare a suonare uno strumento si debbano prendere lezioni e così, grazie al suo innato “orecchio musicale”, all’ascolto di ogni genere musicale ed all’acquisto di innumerevoli dispense tipo “Diventa Jimi Hendrix in una settimana” riesce in poco tempo a fare persino il barrè. Frequentando il vulcanico ambiente musicale della Forlimpopoli di quei tempi viene a contatto con gli altri quattro musicisti del paese (che leggono le stesse dispense). Qualcuno, forse più avanti con gli studi, gli suggerisce con molto tatto che, se vuole evitare di intrappolarsi con le dita in tutte quelle corde, è meglio diminuirne il numero. Da quel momento, ed ancor oggi, è considerato il più grande bassista del quartiere. Suona con diversi gruppi rock e blues, esibendosi in pizzerie, garages e pianerottoli di condominio. Ha suonato anche in un cinema-teatro, vincendo con il suo gruppo un concorso musicale. Dopo pochi mesi il locale è stato abbattuto. Convinto che uno strumento musicale eccellente possa mascherare le carenze tecniche del musicista il nostro uomo continua ancor oggi a finanziare generosamente liutai e case costruttrici (che gli mandano pacchi dono a Natale, forse per riconoscenza..) cambiando strumenti su strumenti. Raggiunge la maturità (non solo musicale) e, intuendo che il basso è strumento solista per eccellenza, suona per anni da solo, a casa sua, sulla sua musica preferita.

La moglie (santa donna ma imprudente) gli regala un contrabbasso che inizialmente viene apprezzato in quanto mobile di squisita fattura, poi abitualmente utilizzato (anche perché nelle pause dei concerti uno ci si può appoggiare ed, abbracciandolo, schiacciare un pisolino..). La svolta nella sua carriera si ha poi quando, conosciuti altri quattro sventurati più o meno coetanei, fonda “The Flyin’ Hippo”, gruppo blues attivo ancor oggi ed assai noto ai locali di tutta l’Emilia-Romagna (“sono quelli che telefonano per chiedere se li facciamo suonare..”). Il primo – e unico – cd del gruppo, “Test Flight”, registrato parte in studio e parte nella camera da letto dei fratelli Nicola e Marco Ballelli, ottiene un buon successo e viene “tirato” in ben 200 copie, quasi tutte regalate. Molti amanti del blues lo richiedono ancor oggi. Non lo pagano e lo masterizzano.

Nel 2007, sconsideratamente, risponde “si” ad una subdola e tuttora poco chiara domanda di Matteo Peraccini e si ritrova quasi inconsapevolmente arruolato in Artenovecento, stimato gruppo Deandreiano composto però da personaggi che definire bislacchi è riduttivo…

… ma dai che, alla fine, non si sta poi così male….

Musica: tutta quella “buona”, senza eccezioni. Ma i Beatles sono un’altra cosa…

Influenze: quest’anno si è vaccinato per la prima volta.. ma non è convinto.. I Beatles.

Narrativa: tutta quella “buona”. Legge molto, e di tutto. I Beatles.

Teatro: tutto quello “buono”. Marco Paolini. I Beatles (?!?)

Cinema: tutto quello “buono”. Peter Sellers. “A hard day’s night” dei Beatles

Mi piace: I Beatles. De Andrè. Suonare.

Non mi piace: Daniele Capezzone, e tutto quello (e quelli) che rappresenta. L’arroganza, la superficialità e la mancanza di rispetto.

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