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Settimana Anomala part V: Serramonacesca

Abbazia di San Liberatore a Majella

SERRAMONACESCA -  Bar dello Sport – 18 Settembre

Finalmente dopo una serie di levatacce forzate ce la possiamo godere un po’. La mattina del 18 Settembre si respira aria di ultimo giorno di scuola. Avevamo lasciato i tre Stalloni Romagnoli cotti come uova sode, senza Francesca, e con una bella sbornia da smaltire. Li ritroviamo alle 10 del giorno dopo con la sbornia già smaltita (merito dell’ottimo vino della Vineria), freschi come rose, ma ancora senza Francesca, anzi con la sua valigia da rifare, i bagagli e gli strumenti da caricare in auto.

Senza perderci troppo d’animo ricarichiamo l’auto ormai ad occhi chiusi: ormai sappiamo a memoria come incastrare ogni singolo oggetto per poter sperare di chiudere il baule. Tra i bagagli c’è ovviamente anche la borsa di Francesca e la mitica “banana”, ossia la custodia del violino simil banana che contiene lo strumento di lavoro della nostra fuggitiva.

Svolto il nostro compito e fatta una abbondante colazione, andiamo a goderci il bel sole della spiaggia di Grottammare, dove tra pettegolezzi da comari al salone di bellezza, dormite  e nuotate, trascorriamo tre rilassantissime ore. Poi il diavoletto che è in noi si risveglia e decidiamo finalmente di vendicarci della dipartita di Francesca.

Passando di fianco ad un deposito di gonfiabili abbandonati in spiaggia dai turisti Matteo si chiede se in mezzo non ci sia per caso una banana di quelle gonfiabili da sostituire al violino della Drelly. Non solo la banana c’è ma è proprio sotto il nostro naso. Senza indugi Matteo sgonfia la banana e la nasconde là dove non batte il sole. Farà un figurone con le passanti per l’ora successiva.

AutoNovecento con BananaAlle 14:00 Francesca ricompare e fa finta di rammaricarsi per non averci aiutati a caricare l’auto. Di par nostro facciamo finta di perdonarla e ci prepariamo allo scherzo. A pochi metri dall’auto cominciamo a farci venire i dubbi sul violino: “Ma l’abbiamo caricato? L’hai caricato tu? No, tu!”. Francesca sempre meno ridente si avvicina alla macchina e… sorpresa! Al posto del violino c’è una banana gonfiabile tutta per lei! Capito lo scherzo la Drelly si commuove e ci vuole benissimo per quasi un’ora. Poi ricomincia come al solito a infamarci senza alcun motivo per qualsiasi inezia. Così va il mondo, e ogni tanto è bello avere delle certezze.

Galvanizzati dalla mattina di relax partiamo alla volta di Serramonacesca. La strada da fare questa volta non è tanta, e il pensiero di ritornare nel beneamato Abruzzo la rende ancor più piacevole. Alessandro, Rossano, Sebastiano e tutti i ragazzi del Bar Sport che ci aspettano a Serramonacesca, piccolo paesino dell’entroterra pescarese, meritano un grande concerto. Un branco di matti con lo stile di una casata di Lord.

Ci avevano avvertito che ci avrebbero fatto bere. E infatti appena arrivati fioccano le offerte di ogni tipo di alcoolico, che in buona parte decliniamo per non fare una figuraccia durante il concerto. Il palco è situato di fronte al bar davanti ad una graziosissima chiesetta. Il contesto ci gasa e ci fa sentire a nostro agio, e in queste condizioni battiamo il record di montaggio del palco degli Artenovecento: 40 minuti netti, forse qualcosa di meno. Poi abbiamo qualche difficoltà a fare il soundcheck.. ma questo è imponderabile, quindi a cena festeggiamo mangiando come disperati.

Il tavolo che ci fanno trovare i ragazzi del Bar Sport è da lacrime: pizza strepitosa e piattone di porchetta di quella “original”, più birra a fiumi. In barba ad ogni regola del buon canto anche Matteo decide di strafocarsi, tanto da buon esperto delle tradizioni abruzzesi, sa che potrà macinare il tutto con l’aiuto di un buon bicchiere di Genziana. In effetti la Genziana non tradisce, e dopo un paio di altri bicchierini balziamo tutti sul palco energici e curiosi di vedere come ci accoglierà il pubblico di questo piccolo paesino dalle mille risorse.

Forse desiderosi di chiudere in bellezza il tour ci mettiamo una carica tutta particolare, la gente lo sente, e molti insospettabili spettatori si rivelano fieri conoscitori delle canzoni di Faber. Una volta di più rimaniamo sbalorditi dallo straordinario temperamento della gente d’Abruzzo, verso la quale Matteo non perde l’occasione di fare l’ennesima dichiarazione d’amore durante l’introduzione di Una Storia Sbagliata, diventata ormai il nostro personale inno all’Abruzzo.

Anche in questa occasione l’attenzione del pubblico non mostra cedimenti, mentre invece noi dopo due ore e un quarto abbondanti di concerto cominciamo a scricchiolare. Chiudiamo il tutto con il bis di Andrea, richiesto a gran voce e poi ci abbandoniamo ai fiumi di birra belga dispensata da Alessandro, Sebastiano e il mitico Rossano, per l’occasione nostro fonico. Grazie alla birra facciamo conoscenza con un signore italiano emigrato in Belgio che ci racconta un bel po’ di storie molto interessanti sulle grosse differenze tra l’estero e l’Italia per quanto riguarda il mondo del lavoro. Nei dopoconcerti ci si fa una cultura non indifferente.

Poi, visto che sono solo le due del mattino, l’allegra brigata del Bar Sport ci porta tutti quanti in un altro locale di proprietà del cugino di Alessandro. Anche qui stessa clamorosa accoglienza e belle chiacchierate con tutti. Tra un racconto e l’altro salta fuori che a poca distanza c’è un percorso fluviale bellissimo da fare a piedi, e con la possibilità di fare pure il bagno. Rossano ci propone di andare la mattina successiva (3 ore dopo ndr). Ovviamente declinano tutti tranne Matteo, che non se ne pentirà.

Le cascate del Tirino (??)Alla mattina, puntuale, il nostro di piazza davanti al cancello dell’ostello in cui pernottiamo e attende fiducioso Rossano: che incredibilmente arriva! Un grande. Il luogo che Matteo visiterà è uno dei tanti che finiscono ingiustamente nel dimenticatoio. Un percorso graziosissimo, tipica valle fluviale come se ne trovano tante nella Majella ma col vantaggio di essere facilmente accessibile. Rossano mi racconta di come le staccionate e i piccoli tratti messi in sicurezza siano stati opera quasi volontaria di lui e alcuni amici. L’acqua del fiume è cristallina e invita veramente a tuffarsi, ma avendo dimenticato a casa il telo per asciugarsi, Matteo decide di non fare l’ennesima cazzata, e rimanda alla prossima volta.

Poi si ritorna al Bar, dove finalmente anche gli AltriNovecento si sono radunati. Alla spicciolata arrivano anche Alessandro e Sebastiano, i poveretti si sono alzati apposta per salutarci. Ovviamente anche la colazione, preparata dalla madre di Alessandro, è sontuosa, e va ad aggiungersi ai mille motivi di rammarico per la partenza da quella che ormai tutti chiamiamo “Serra”.

Ma tra i TourIsti, c’è chi dovrà ricominciare a lavorare già dal pomeriggio, quindi la partenza si rende assolutamente necessaria. Scambiati i contatti, gli abbracci e le promesse di rivedersi partiamo alla volta di Cesena, con un po’ di saudade per l’Anomala settimana trascorsa in giro per il centro-sud Italia, e ricordando tutte le persone incontrate.

Neanche quattro ore dopo siamo a mollo nell’afa tardo estiva di Rimini, dove lasciamo il Mefitico Flisi. E poi il resto del gruppo si dirige verso Cesena, vera patria degli Artenovecento, nonostante il Mefitico faccia di tutto per truccare le carte. Il mondo lo sappia: noi siamo romagnoli, ci piacciono la piadina grossa e i CRESCIONI.

1 commento a “Settimana Anomala part V: Serramonacesca”


  1. quant’è vero! viva la piadina grossa e i crescioni…altrochè!!!!!

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