Settimana Anomala Part II: Tricase
SANT’EUFEMIA di TRICASE – 15 Settembre
Oggi la bussola punta all’estremo sud, laddove finisce la Terra. Ci aspettano quasi 7 ore di viaggio per raggiungere Sant’Eufemia di Tricase, piccolo quartiere della città salentina. Si tratta del posto più lontano mai raggiunto dagli Artenovecento, record che difficilmente riusciremo a battere, dato che dentro i confini italiani sarebbe possibile soltanto andando a suonare in Sicilia; ma questa è solo una piccola sfida che lancio, sognando che un giorno la Trinacria batta Tricase.
Partiamo, ça va sans dire, con un’ora buona di ritardo, dopo aver giocato a tetris con l’attrezzatura nelle nostre stipatissime auto, e dopo aver salutato e accompagnato Antonio e suo cugino al lavoro in un’Aquila sotto assedio per l’imminente arrivo di Puffo Impostore.
Le condizioni metereologiche migliorano costantemente man mano che puntiamo verso sud, e una volta sfociati sulla costa adriatica riceviamo la sferzata degli ultimi colpi di coda dell’estate, mentre si rifugia tra le scogliere della terra di Puglia per uscirne tra un anno.
Il ritardo accumulato ci costringe ad un forcing notevolissimo, e nel tentativo di riprendere i fuggitivi Sandro-Marchino-Francesca il trio ricotta Peraccini-Ceredi-Flisi tira dritto fino a Cerignola. Una telefonata ci avvisa che un lauto banchetto dei nostri compari ci ha permesso di superarli in pompa magna, quindi decidiamo di fermarci per un break veloce. Ma il break si trasforma in un’odissea: l’autogrill è pieno di affamatissimi turisti di ogni genere e grado, quindi tentiamo di risalire in macchina. A questo punto però si avvicina un signore, cavi alla mano, che ci implora di aiutarlo a riaccendere il suo Doblò. Affamati e costernati accettiamo di compiere la nostra buona azione quotidiana, forse richiamati dai santini di Wojtila e Jesus sparsi per l’auto di Peraccini’s Father. Ma l’auto del compare non parte, e la provvidenza ci richiama ad un ultimo sforzo: il signore ci chiede di spingere la sua auto per tentare di metterla in moto. Tragedia.
3 musicisti, non certo atletici, fatta eccezione per il pimpante Flisi, a spingere un Doblò inchiodato nel parcheggio di Cerignola Nord, sotto un sole poco avvezzo alla pietà. Una scena che non raccomandiamo nemmeno ai più grandi appassionati di film horror. Ma i santini fanno il miracolo e il Doblò, incredibilmente, si accende.
Bruciato il tempo a disposizione ripartiamo più stanchi e affamati di prima, decisi a raggiungere Tricase entro le 17. Ingraziati gli dei, questa volta riusciamo nel nostro intento. Alle 16,45 siamo davanti alla stazione di Tricase, dove Egidio, il nostro contatto, ci viene letteralmente a raccogliere, assieme alla nostra fame.
Il quartiere Sant’Eufemia si presenta come molti paesini del sud durante le feste patronali: luminarie copiose, la banda pronta a dare la sveglia ai fedeli in marcia. Ma ciò che più ci stupisce è il palcoscenico a noi riservato: non appena le avrò inserirò qualche foto. Nel frattempo vi basti sapere che si è trattato di un palco rotondo, in legno, con cassa armonica e luminarie da giostra dei cavalli tutt’intorno. Purtroppo, ci dice Egidio, “abbiamo scelto di non montare la cupola”. E per fortuna! Con tutte quelle luci abbiamo praticamente suonato di giorno anche iniziando alle 21:30.
Ma andiamo con ordine. Appena arrivati in piazza Sant’Eufemia scarichiamo l’attrezzatura. Notiamo subito il nostro bel manifesto appeso al palco e la nostra comunicazione diffusa in tutte le brochure e manifesti della festa patronale: fa certo effetto vedere scritto con tanta enfasi “Artenovecento da Cesena”, e questo ci fa capire quanto il concerto sia atteso. Qua non si scherza: la banda che accompagna la processione suona molto bene, e passando durante al palco durante il soundcheck qualcuno accenna “Il Pescatore” e “Don Raffaé”. Dovremo dimostrare di essere all’altezza.
Sbrigati tutti i preparativi veniamo accompagnati alla strepitosa villa di Egidio dove ci accolgono moglie e figlio con dei sorrisi e una gentilezza davvero inusuali. Abbiamo un intero appartamento a nostra disposizione, con camere, cucina, bagno, e soprattutto vivande e bevande a profusione. Rinfrancati da una bella doccia definiamo alcuni dettagli per la scaletta della serata e poi partiamo, pimpanti e pronti a dare a Tricase quel che si aspetta.
Il concerto inizia alle 21:30 davanti ad una piazza che ci diranno essere straordinariamente piena, per trattarsi di una serata preparatoria a quella culminante. Il pubblico è un po’ decentrato rispetto al palco rotondo, ma l’Anomalia Tour vive di anomalie, quindi va bene così. Cominciamo con la Città Vecchia e subito il pubblico risponde bene. Siamo carichi e non molliamo la presa quasi fino alla fine. Perché qui, a un certo punto, gli ascoltatori vogliono la pizzica. In particolare un signore, forse un po’ stanco di sentire parlare di questo “De André”, al momento di suonare Andrea proprio non regge più e sbotta: “ebbasta con ste canzoni de André, fatecene una de Giovanni! Fatece la Pizzica!”. Divertiti dalla richiesta del simpatico anzianotto, eseguiamo una Don Raffaé piuttosto ballerina, e almeno per un po’ plachiamo il Dio Taranta.
Il concerto continua alla grande, e il pubblico si scalda sempre più, tanto che alla fine decidiamo di dedicare al simpaticissimo Don Michele, deus ex machina della nostra serata, e a tutti i fedeli, un pezzetto di Buona Novella con “Il Sogno di Maria” e “Ave Maria”. Siamo pur sempre all’interno di un evento religioso, e questo è il nostro modo di parteciparvi, con la laica religiosità di Faber. L’omaggio suscita approvazione, e quindi concludiamo il tutto con un’energica versione de “Il Pescatore”. Poi inchini, applausi e le strette di mano con il pubblico più appassionato.
E poi finalmente a mangiare! Sono le 24:00 e il Laido Peraccini, il Sordido Ceredi, e il Mefitico Flisi non mangiano dal mattino. La banda Frat-Frat-Delly invece sbaghina da sempre, ma non partecipa al banchetto con meno vigore. La cena è strepitosa e la signora di casa si dimostra una cuoca eccezionale. Alla cena partecipa anche Don Michele che si rivela un finissimo umorista con due o tre uscite dai tempi comici e dalla qualità eccelsa. Ma tutta la combriccola si diverte e partecipa. Matteo si fa fuori 4 kg di carne di cavallo e termina con una scarpetta di proporzioni ciclopiche direttamente nel piatto di portata. Nitrirà per le successive date del tour.
Si va a letto stanchissimi e felici, con l’intento di visitare la litoranea salentina l’indomani, e vedere Santa Maria di Leuca, dove finisce la Terra. Programmiamo la sveglia alle nove. Ma i botti per i festeggiamenti iniziano prima, e anche noi cominciamo a sparare le prime cartucce della giornata balzando in piedi pronti ad addentare i favolosi cornetti preparati da Egidio per la colazione.
Il resto della giornata è un delirio in cui i luoghi più belli della costa salentina vengono profanati dalla nostra scomoda presenza. Prima la litoranea, poi Santa Maria di Leuca, dove i nostri si improvvisano finti intervistatori di Studio Aperto e propongono ad una tranquilla coppietta padovana le tipiche stupide domande del tristemente noto rotocalco televisivo. Ecco il documento ufficiale:
E e poi su fino a Gallipoli, dove pranziamo tutti assieme e, ahimé, salutiamo Marco e Sandro, i quali non parteciperanno alla continuazione del tour per necessità organizzative. Francesca si aggiunge al trio ricotta e comincia il primo dei 4 giorni più lunghi della sua vita.
E’ pomeriggio inoltrato e i Four Horsemen puntano verso Copertino, dove ci aspetta Gian Maria nel mitico Circolo ARCI i Sotterranei. Il tempo non è dei migliori, anzi, diluvia. Ma l’ennesimo santo patrono, festeggiato a Copertino, ci viene in soccorso… ed è grazie a questo che potremo raccontarvi della prossima, magica serata. Ma solo nel prossimo post.



