Collegati

Settimana Anomala Part I: L’Aquila

ArtenovecentoMobile

Si è appena conclusa la settimana più anomala dell’Anomalia Tour che ha visto gli Artenovecento sciropparsi la bellezza di 2000 km in 5 giorni. A partire dal 14 settembre abbiamo toccato nell’ordine L’Aquila, Sant’Eufemia di Tricase, Copertino, Grottammare e Serramonacesca, per poi tornare poche ore fa alla nostra amata Romagna.

Pensavamo che sarebbe stata dura; e invece è stata durissima. Ma non potevamo sapere se si sarebbe rivelata una bella esperienza; e invece è stata bellissima. Merito degli organizzatori dei vari concerti, che si sono dimostrati straordinariamente sensibili, accoglienti, amanti di Faber e capaci di accogliere un omaggio come il nostro con lo spirito migliore.

Ecco un piccolo diario di viaggio a puntate. Lo scriviamo prima di tutto per ringraziare tutte le persone incontrate durante questa settimana, e poi per raccontare la nostra esperienza ai fan di vecchia data che, siamo sicuri, ci aspettano per la prossima tornata di concerti autunnali e invernali.

Cominciamo… si parte con l’Aquila!

L’AQUILA – 14 Settembre 2009

15092009411

La carovana Artenovecento parte da Cesena alle 11:30 con 1:30 di ritardo sulla tabella di marcia, come i migliori Intercity. Confermata la formazione a tre punte già collaudata in occasione della trasferta a Sant’Angelo dei Lombardi: Peraccini-Ceredi-Flisi a fare l’andatura su Ford Galaxy, e Frattini-Frattini-Quadrelli (altrimenti detti banda Frat-drelli) su Citroen Picasso in difesa, pronti a fornire preziose indicazioni all’impavido e spavaldo trio di testa.

L’e45 è un tavolo da biliardo e ci scivoliamo sopra fino a Terni. Pausa pranzo in un locale che ostenta il cartello “piadina romagnola”:  in realtà la piada è quella di Rimini, mica quella di Cesena, e Fabrizio, Riminese spurio, diventa subito bersaglio di gag finto-campaniliste dalla ferocia inaudita, un leit motiv che ci accompagnerà fino al tacco d’Italia.

Poi il viaggio prosegue tranquillo (o quasi) fino a l’Aquila, dove ci accoglie la canonica pioggia torrenziale del capoluogo abruzzese. Qui, complice il traffico sconvolto dal piano di viabilità post-sisma, si perdono i contatti tra le due auto, e nel frattempo il trio ricotta Peraccini-Ceredi-Flisi riesce pure a compiere una buona azione accompagnando una signora alla fermata dell’autobus lontana diversi km.

Dopo esserci ritrovati e aver superato le varie peripezie raggiungiamo il mitico 3e32 di Via Strinella, quartier generale del leggendario Yes, We Camp! Qui ci accoglie Antonio, caro amico di Matteo, e organizzatore della serata. Montiamo l’impianto, soundcheck e poi aspettiamo la sera. Alla spicciolata arrivano tutti i ragazzi del centro, e finalmente alle 2030 si comincia a suonare. La partecipazione ci sbalordisce: nonostante i gravi problemi che la città sta affrontando i ragazzi del 3e32 e tutti gli intervenuti dimostrano una grande voglia di ricominciare dalle cose belle, come le canzoni di Fabrizio. Le sanno praticamente tutte a memoria, tanto che Matteo, in crollo fisico e psicologico totale dopo la giornata di lavoro e viaggio, è costretto a farsi suggerire la parte finale di Carlo Martello, suscitando una gag finale spassosissima.

Passiamo la notte tra tende e capanne di legno, sotto una pioggia insistente, ma tutto sommato riusciamo a riposarci. Il risveglio del giorno successivo conferma l’abilità degli Artenovecento di accumulare ritardi già in partenza come un qualsiasi convoglio Trenitalia. Riusciamo però a fare colazione in un bar vicino alla martoriata Basilica di San Bernardino, scortati da un gruppo di gentilissimi Alpini, e in deroga all’ordinanza comunale di non far entrare nessuno fino alle 11:00 del mattino: e meno male che il  buon senso esiste ancora. Il silenzio della città è irreale ma Leo, il barista, ci tira su il morale dimostrando una voglia di ricominciare già notata in diversi volti.

Gli ultimi sguardi alla città, assediata dalle forze di polizia per l’imminente arrivo del deficiente del consiglio ad inaugurare la nuova Onna. Poi i saluti e via verso Tricase… ma questa è un’altra storia.

Lascia un commento