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Di ritorno da Sant’Angelo dei Lombardi

Ci sono persone e luoghi che ci accompagnano per gran parte della vita senza per questo esserci particolarmente familiari. Ce ne sono altre che ci accolgono anche solo per qualche giorno, ma ci sembra di aver conosciuto da sempre. Sant’Angelo dei Lombardi e i suoi abitanti fanno parte della seconda cerchia. Ecco perché…

Il calore del sud, l’estrema cordialità di tutti e in particolare di Michele Natale e del suo vulcanico staff sono sensazioni impossibili da dimenticare. Una prossimità che si è fatta sentire fortissima da subito, già a partire dal viaggio. Michele ha accompagnato me, Emiliano e Fabrizio con telefonate costanti, meglio di un navigatore, e ci ha condotti alla meta nonostante il nostro talento nel perderci e le insegne stradali piuttosto fantasiose. Sandrone, Marco e Francesca, sull’altra macchina, avevano l’iPhone e ci hanno anticipati di “qualche minuto”.

Appena arrivati a Sant’Angelo notiamo che muri e muretti sono tappezzati coi manifesti del nostro tour, cosa che ci fa enormemente piacere. L’estate irpina abbonda di nomi altisonanti: Capossela, Venditti, gli Extra dell’ex PFM Bernardo Lanzetti, e il nostro manifestino in mezzo a tanta gloria ci fa un po’ stringere il cuore.

Non so cosa significhi essere trattati da rock star, ma quel che è stato di noi dal momento dell’arrivo fino alla triste partenza deve avvicinarcisi abbastanza. Si parte col giro turistico del paese, per vedere l’ottima ricostruzione del Castello Longobardo e dell’Abbazia, in gran parte distrutti dal terremoto che ha raso al suolo l’Irpinia negli anni ottanta. In seguito veniamo accompagnati nel B&B della signora Angela. Più che un B&B è una villa, con gazebo in legno, camere, cucina rustica, salotto e ogni ben di Dio in dispensa. Ci si riposa un attimo dal lungo viaggio e poi via per il soundcheck. Al ritorno in paese ci immergiamo in un clima di festa che ci mette subito a nostro agio. Si suona ovunque: la banda in piazza, un bellissimo gruppo nel Borgo San Rocco allieta i passanti con energiche pizziche e tarante. Emiliano da appassionato del genere rimane particolarmente colpito, e anche io mi ci appassiono parecchio, tanto da anticiparlo nel complimentarmi con le artiste e invitarle al nostro concerto. Le ritroveremo qualche ora dopo a ballare scatenate sulle nostre note.

Carichi a molla facciamo il soundcheck e ci concediamo uno spuntino; la pizza di Arcangelo è “Arcangelica”, buonissima, anche se diversa da quella napoletana, come mi spiegherà il mitico pizzaiolo. Il caffé poi è da applausi; e qui non possiamo fare a meno di pensare come tutto il buono che rende famosa l’Italia nel mondo provenga in qualche modo dalla zona di Napoli. Sarà anche un luogo comune ma è dannatamente vero.

Rinvigoriti dallo spuntino saliamo sul palco e diamo letteralmente il via alle danze. Il concerto inizia con la voce registrata di Denio, il nostro attore questa volta presente in veste virtuale, che legge “Il fumatore” di Michele Serra e poi via con la Città Vecchia! La risposta della piazza gremita è subito incandescente e ci permette di superare di slancio qualche problema tecnico con le spie e l’impianto.

Diversi i momenti da ricordare. Il saluto a Fernanda Pivano, che ora dorme sulla collina. La carichissima “Una Storia Sbagliata” dedicata a Pasolini e all’Abruzzo. I bambini che ballano sulle note di Sidun, come se dalle ceneri di Sidone e sul declino di Sharon fossero ricresciuti i fiori dell’innocenza, per dimenticare l’odio e ballare sulla stupidità della guerra. Particolarmente emozionante poi cantare Don Raffaé davanti ad un pubblico quasi napoletano, un vero delirio.

I minuti passano veloci e i balli di Filomena e Valentina, le amiche del gruppo di cui parlavo poc’anzi, si fanno sempre più tarantolati sotto il palco. Decidiamo quindi di salutarle con una versione del tutto particolare di Volta la Carta che si chiude con dei reel irlandesi e gighe della musica popolare italiana. Poi le presentazioni finali, gli applausi, gli abbracci, il vino, le chiacchiere, le canzoni di Filomena intorno al tavolo degli organizzatori, e poi la notte e le sue luci, il mattino e gli ultimi saluti al bar con il sign. Antonio e la signora, il ritorno al solito vecchio nord, non prima di aver visitato il Monastero del Goleto ed esser passati per la suggestiva Rocca San Felice…

Non capita quasi mai che ci prendiamo qualche minuto per descrivere le nostre scorribande. Ma questa volta era doveroso, e dedichiamo queste parole a tutte le splendide persone che ci hanno sostenuto, con la speranza di poterle rivedere presto e di poterle ripagare di tutto l’affetto con uno spettacolo speciale!

Grazie Sant’Angelo!

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